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WAVES & LAW

L’Architettura legale dell’America’s Cup · Parte II · Le grandi battaglie legali dell’America’s Cup

Abstract

 

Nel corso della propria storia, l’America’s Cup ha conosciuto lunghe interruzioni dovute alle guerre, alle crisi economiche e alla complessità organizzativa di campagne costose condotte tra continenti. In alcuni passaggi decisivi, tuttavia, a fermare la competizione non furono le condizioni del mare, ma i procedimenti davanti alle Corti dello Stato di New York.

L’intervento giudiziario ha assunto forme differenti. In alcuni casi, i giudici di New York hanno autorizzato specifiche modifiche del Deed of Gift — i cosiddetti court-authorized amendments — per adeguarlo alle mutate condizioni della competizione. In altri, nell’ambito di veri e propri procedimenti contenziosi, gli yacht club hanno proposto domande fondate su interpretazioni contrapposte dell’atto: chi avesse titolo per sfidare il Defender, quali limiti derivassero dal Deed e quale libertà spettasse al club detentore della Coppa.

Il confronto e la challenge si sono così trasferiti, più volte, dal campo di regata alle aule di giustizia.

Tra le diverse controversie, due hanno assunto il valore di leading cases nella storia giuridica della Coppa, giungendo sino alla New York Court of Appeals: Mercury Bay Boating Club Inc. v San Diego Yacht Club, 76 N.Y.2d 256 (1990), nata dal match del 1988 tra un maxi monoscafo e un catamarano e Golden Gate Yacht Club v Société Nautique de Genève, 12 N.Y.3d 248 (2009), relativa alla validità della challenge presentata dal Club Náutico Español de Vela per la 33ª America’s Cup.

I diversi interventi muovono da presupposti e producono risultati profondamente differenti. Letti congiuntamente, mostrano tuttavia come le Corti di New York abbiano contribuito ad adattare, interpretare e mantenere operativo il Deed, consentendo a un atto del 1887 di continuare a governare una delle competizioni sportive più longeve e tecnologicamente avanzate.

1. Il Deed of Gift davanti ai giudici di New York

Come esaminato nel primo Paper della Series, la fonte giuridica permanente dell’America’s Cup resta il Deed of Gift del 24 ottobre 1887.

Il trofeo costituisce il corpus di un charitable trust creato secondo il diritto dello Stato di New York. Lo yacht club che conquista la Coppa ne diviene il sole trustee e la conserva sino alla vittoria di uno sfidante qualificato. Il Deed fissa i requisiti essenziali della challenge e consente al Defender e al Challenger di concordare, per mutual consent, le condizioni del match; quando l’accordo non viene raggiunto, operano le disposizioni di default contenute nell’atto.

La competenza delle Corti di New York non deriva da una normale regola sportiva né dal sistema di risoluzione delle controversie previsto per una singola edizione. Discende dalla natura del Deed of Gift quale strumento istitutivo di un trust regolato dal diritto newyorkese e dalla funzione di supervisione esercitata dai giudici statali sulla sua amministrazione, interpretazione e modificazione.

Nel corso degli anni, tale funzione è stata esercitata principalmente attraverso due modalità di intervento.

La prima è rappresentata dagli emendamenti giudiziari (court-authorized amendments).

Il primo avvenne nel 1956. Dopo un’interruzione ventennale dovuta alla Seconda guerra mondiale e alle difficoltà economiche del dopoguerra, le grandi J Class erano ormai divenute eccessivamente onerose da costruire e mantenere. Il New York Yacht Club ottenne quindi un ordine che ridusse da 65 a 44 piedi la lunghezza minima al galleggiamento prevista nel Deed per le imbarcazioni a un solo albero. Lo stesso provvedimento eliminò anche l’obbligo dello sfidante di raggiungere il luogo del match navigando con i propri mezzi (on its own bottom), requisito che poneva i challenger stranieri in una posizione di particolare svantaggio.

L’intervento giudiziario rese quindi possibile l’impiego della classe internazionale dei 12 Metri e contribuì alla ripresa della competizione. Il Deed così come allora emendato oggi ammette imbarcazioni a un solo albero comprese tra 44 e 90 piedi al galleggiamento e imbarcazioni con più alberi comprese tra 80 e 115 piedi.

Un secondo intervento delle Corti di New York ebbe luogo nel 1985, dopo la storica vittoria australiana del 1983. Quell’edizione segnò un passaggio memorabile nella storia della Coppa per almeno tre ragioni: pose fine, dopo 132 anni, alla permanenza del trofeo presso il New York Yacht Club, trasferendolo per la prima volta in Australia grazie ad Australia II e al Royal Perth Yacht Club; vide l’esordio italiano con Azzurra; e inaugurò la Louis Vuitton Cup quale competizione di selezione dello sfidante.

Il trasferimento della Coppa nell’emisfero australe rese necessario modificare la finestra temporale prevista dal Deed of Gift, originariamente concepita per le sole condizioni dell’emisfero settentrionale. Il testo allora vigente consentiva infatti lo svolgimento delle regate esclusivamente tra il 1° maggio e il 1° novembre.

Il Royal Perth Yacht Club promosse pertanto un’istanza di modifica, accolta dalla Corte, che introdusse finestre stagionali differenziate: dal 1° maggio al 1° novembre nell’emisfero nord e dal 1° novembre al 1° maggio nell’emisfero sud. L’intervento rese possibile lo svolgimento della successiva edizione a Fremantle, nel 1987, vinta dallo sfidante statunitense Stars & Stripes del San Diego Yacht Club.

In questi procedimenti non si chiedeva alla Corte di scegliere tra le contrapposte interpretazioni di due contendenti. Si domandava di autorizzare una modifica formale del Deed, perché il mutamento delle circostanze aveva reso impraticabile o inadeguata l’applicazione letterale di alcune condizioni originarie.

La seconda forma di intervento è rappresentata dai procedimenti contenziosi tra parti contrapposte. Attraverso azioni di accertamento, domande inibitorie e richieste di applicazione e interpretazione del Deed, i club chiedono ai giudici di stabilire il significato dell’atto e la validità dei poteri esercitati dagli altri protagonisti.

I casi Mercury Bay Boating Club Inc. v San Diego Yacht Club e Golden Gate Yacht Club v Société Nautique de Genève posero, sotto questo profilo, due domande complementari. Nel primo caso, occorreva stabilire se il giudice potesse ricavare dal Deed un limite non espressamente scritto. Nel secondo, se il Defender e il Challenger potessero attribuire efficacia, mediante il mutual consent e un Protocollo già concordato, a una challenge priva di un requisito che l’atto prevedeva espressamente.

2. Mercury Bay Boating Club Inc. V San Diego Yacht Club

2.1 LA CHALLENGE CHE SPEZZO’ IL FORMATO DEI 12 METRI

 

Dopo avere riconquistato la Coppa a Fremantle nel 1987, il San Diego Yacht Club intendeva organizzare la successiva edizione nel 1990 o nel 1991 secondo il formato con più challenger e con le imbarcazioni della 12 Metre Class, utilizzate per circa trent’anni.

Non si trattava delle J Class, impiegate prima della Seconda guerra mondiale, ma delle più piccole imbarcazioni della regola internazionale dei 12 Metri, la cui introduzione era stata resa possibile proprio dall’amendment del 1956.

Il Mercury Bay Boating Club modificò radicalmente quello scenario. Il club neozelandese presentò una challenge fondata sulle disposizioni di default del Deed, con il preavviso di dieci mesi, indicando un maxi monoscafo di novanta piedi al galleggiamento: la lunghezza massima consentita per un’imbarcazione a un solo albero.

Il Deed imponeva al Challenger di comunicare il nome del proprietario, il nome e il rig della barca (armo), nonché alcune sue dimensioni e richiedeva che sia lo yacht sfidante sia quello del Defender fossero costruiti nel Paese del rispettivo club. Quanto alla scelta del Defender, gli consentiva tuttavia di opporre “any one yacht or vessel”, senza richiedere che le due imbarcazioni appartenessero alla stessa classe, avessero lo stesso numero di scafi o possedessero prestazioni comparabili.

San Diego contestò la challenge e promosse un autonomo procedimento per ottenere l’interpretazione o la modifica del Deed, così da conservare il formato programmato. Il New York Attorney General intervenne nel procedimento in ragione della natura caritatevole del trust, quale rappresentante degli interessi dei suoi beneficiari e sostenne la posizione del Defender.

La Supreme Court dichiarò tuttavia valida la sfida e indicò tre alternative: accettarla, raggiungere condizioni diverse per mutual consent oppure rinunciare alla Coppa.

Fallito ogni accordo, San Diego annunciò che avrebbe difeso il trofeo con Stars & Stripes, un catamarano ad ala rigida sensibilmente più piccolo del maxi monoscafo New Zealand, ma nettamente più veloce nelle condizioni previste per il match.

La questione giuridica poteva essere formulata in termini netti:

Il Defender, in mancanza di mutual consent, poteva scegliere qualsiasi imbarcazione ammessa dal testo del Deed, anche quando la scelta rendeva il confronto radicalmente squilibrato?

Mercury Bay sosteneva che il riferimento alla friendly competition between foreign countries, la natura stessa di “match” e gli obblighi fiduciari del Defender imponessero un confronto autenticamente competitivo. San Diego replicava che il Deed non richiedeva né identità di classe, né equivalenza tecnica, né comparabilità delle prestazioni.

Il 7 e il 9 settembre 1988 Stars & Stripes vinse entrambe le prove con ampio margine. Mercury Bay tornò quindi davanti alla Supreme Court chiedendo la squalifica del catamarano e il trasferimento della Coppa.

 

2.2 IL TESTO DEL DEED E IL LIMITE DELL’EQUITÀ SPORTIVA

 

La Supreme Court accolse la domanda. Ritenne che il Deed presupponesse un confronto tra imbarcazioni almeno “somewhat evenly matched” e che San Diego avesse scelto il catamarano per conservare il trofeo a ogni costo, in violazione dello spirito della donazione.

L’Appellate Division rovesciò la decisione. La formula “any one yacht or vessel”, letta insieme ai limiti dimensionali stabiliti dal Deed, consentiva al Defender di utilizzare un multiscafio e non autorizzava il giudice a introdurre un requisito di comparabilità assente dal testo.

Nel 1990 la New York Court of Appeals, giudice di ultima istanza, confermò questa impostazione. Quando un atto di trust è inequivoco, l’intenzione del disponente deve essere ricavata dalle parole utilizzate; soltanto in presenza di ambiguità è possibile ricorrere a elementi estrinseci. Il Deed non escludeva i catamarani e non imponeva al Defender di schierare un’imbarcazione dello stesso tipo o dotata di prestazioni comparabili a quella dello sfidante.

La maggioranza operò una distinzione decisiva tra equità sportiva e legalità. Non dichiarò che il mismatch fosse corretto o desiderabile. Stabilì che le questioni di sportsmanship non potevano essere trasformate dal giudice in regole giuridiche non scritte e che la formula friendly competition esprimeva la finalità generale della donazione, non una specifica condizione tecnica.

La maggioranza respinse anche la censura fondata sugli obblighi fiduciari. Il trust dell’America’s Cup presenta una caratteristica peculiare: il trustee è al tempo stesso il concorrente che difende il trofeo e che, in caso di sconfitta, sarà sostituito dallo sfidante. Nel particolare contesto di questo sporting trust, la Court of Appeals ritenne che San Diego avesse adempiuto ai propri obblighi tentando ragionevolmente di raggiungere un accordo e, fallito tale tentativo, attenendosi alle disposizioni del Deed.

Il dissenso dei giudici Hancock e Titone mise in luce l’altra possibile lettura: non bastava verificare se il catamarano rientrasse astrattamente nella definizione di “yacht or vessel”; occorreva chiedersi se il Defender, nella duplice veste di competitor e trustee, avesse utilizzato il testo per rendere priva di sostanza la competizione che era tenuto ad amministrare.

La maggioranza scelse, tuttavia, il criterio testuale.

Legal takeaway: La Court of Appeals non dichiarò equo il confronto tra il maxi monoscafo e il catamarano. Stabilì che il giudice non poteva vietarlo introducendo nel Deed una condizione che il testo non conteneva.

3. GOLDEN GATE YACHT CLUB v SOCIÉTÉ NAUTIQUE DE GENÈVE

3.1 CHI AVEVA TITOLO PER NEGOZIARE IL PROTOCOLLO

 

La seconda controversia ebbe origine il 3 luglio 2007, immediatamente dopo la vittoria della Société Nautique de Genève (SNG) nella 32ª America’s Cup. Nello stesso giorno SNG accettò la Notice of Challenge del Club Náutico Español de Vela (CNEV); due giorni più tardi, i due club pubblicarono il Protocollo della successiva edizione.

CNEV era stato costituito il 19 giugno 2007, soltanto due settimane prima della challenge, e non aveva ancora organizzato la regata annuale richiesta dal Deed, da disputarsi su un percorso oceanico in mare, su un braccio di mare o su un percorso che combinasse entrambi: “having for its annual regatta an ocean water course on the sea, or on an arm of the sea, or one which combines both”.

L’11 luglio il Golden Gate Yacht Club (GGYC) presentò una propria sfida e contestò la qualificazione del club spagnolo.

La questione non riguardava soltanto l’ammissione di CNEV. Il Deed stabilisce che, quando sia stata ricevuta una challenge proveniente da un club che soddisfa tutte le condizioni dell’atto, nessun’altra sfida possa essere considerata sino alla decisione del match.

Il primo Challenger validamente qualificato diviene, quindi, la controparte del Defender nel processo di mutual consent e negozia con esso il Protocollo. È questa la posizione comunemente definita Challenger of Record, benché l’espressione non compaia nel Deed.

Il problema sottoposto alle Corti era preciso:

Un club che non aveva ancora organizzato la regata annuale richiesta dal Deed poteva acquisire la posizione di Challenger of Record impegnandosi a soddisfare il requisito prima del match?

SNG e CNEV sostenevano che la regata potesse essere organizzata successivamente. GGYC replicava che tutti i requisiti di qualificazione dovessero esistere al momento della Notice of Challenge.

Diversamente, il Defender avrebbe potuto accettare come controparte un club non ancora qualificato, negoziare con esso il Protocollo e consentirgli di soddisfare soltanto in seguito i requisiti richiesti.

 

3.2 UN REQUISITO CHE NON POTEVA MATURARE DOPO LA CHALLENGE

 

Il Panel arbitrale istituito dal Protocollo ritenne valida la sfida di CNEV. GGYC non partecipò al procedimento e promosse l’azione davanti ai giudici di New York; dinanzi alla Court of Appeals, tutte le parti riconobbero che la decisione arbitrale non era vincolante nell’interpretazione del Deed.

La Supreme Court dichiarò invalida la challenge del club spagnolo. L’espressione “having for its annual regatta” richiedeva che il Challenger avesse già organizzato almeno una regata qualificante e intendesse continuarne lo svolgimento. GGYC fu conseguentemente riconosciuto quale Challenger of Record.

L’Appellate Division, con decisione divisa, rovesciò l’esito, ritenendo che il requisito potesse essere soddisfatto prima del match e non necessariamente prima della challenge.

Nel 2009 la New York Court of Appeals ripristinò la decisione di primo grado. L’aggettivo annual descriveva un evento già avvenuto almeno una volta e destinato a ripetersi, non una manifestazione soltanto programmata. Le regate organizzate da CNEV nel novembre 2007 e nel novembre 2008 non potevano sanare retroattivamente la carenza esistente nel luglio 2007.

La Corte chiarì che la propria decisione aveva una portata limitata. Non dichiarò che CNEV fosse un club fittizio, né affrontò la distinta questione se possedesse la qualità di “organized yacht club”. Stabilì soltanto che, al momento della Notice of Challenge, CNEV non possedeva uno dei requisiti espressamente imposti dal Deed.

La conseguenza fu però radicale. L’accettazione del Defender non poteva convalidare una sfida originariamente invalida e il Protocollo non poteva sanare il difetto del titolo dal quale derivava il potere di negoziarlo.

GGYC divenne così Challenger of Record. Non essendo stato raggiunto un nuovo accordo con SNG, la 33ª America’s Cup si disputò secondo le disposizioni di default del Deed of Gift, in un confronto tra il catamarano Alinghi 5 e il trimarano USA 17. L’imbarcazione di BMW Oracle Racing vinse il match e riportò la Coppa negli Stati Uniti.

Un elemento di continuità, raramente ricordato, lega i due leading cases sopra ricordati: Carmen Ciparick, che da giudice della Supreme Court aveva deciso nel 1987 la prima fase di Mercury Bay, redasse oltre vent’anni dopo, come giudice della Court of Appeals, l’opinion della decisione nel caso Golden Gate.

La Court of Appeals concluse osservando che il diritto di detenere la Coppa avrebbe dovuto essere deciso “on the water and not in a courtroom”. Il paradosso era evidente: prima di restituire la sfida all’acqua, la Corte aveva dovuto stabilire quale club avesse giuridicamente titolo per arrivarvi.

Legal takeaway: La Corte non dichiarò CNEV un club fittizio. Stabilì che non possedeva, al momento della challenge, uno dei requisiti imposti dal Deed. Il Protocollo non poteva sanare il difetto del titolo dal quale nasceva il potere di concordarlo.

Considerazioni finali

Le grandi controversie giudiziarie dell’America’s Cup non hanno rappresentato soltanto momenti patologici o incidenti esterni alla competizione. Hanno contribuito a interpretare, precisare e rendere operativo il Deed of Gift, chiarendo i limiti dei poteri del Defender, i requisiti di validità della challenge, il ruolo del Challenger of Record e il rapporto tra autonomia negoziale e controllo giurisdizionale.

 

In assenza di un’autorità regolatoria unica e permanente, sovraordinata agli yacht club nell’interpretazione e nell’applicazione del Deed of Gift, le Corti dello Stato di New York hanno esercitato un controllo esterno di legalità sui poteri da esso derivanti, assumendo una funzione strutturale di garanzia nell’architettura istituzionale della Coppa.

 

Le grandi controversie legali, quindi, non hanno soltanto rallentato o complicato l’America’s Cup: hanno contribuito a modellarne l’evoluzione giuridica e a mantenere operativo il Deed of Gift attraverso epoche, tecnologie e modelli organizzativi profondamente diversi, stabilendo attraverso quali forme il Deed potesse evolvere e dove, invece, il cambiamento incontrasse un limite.

 

L’evoluzione giuridica e regolatoria dell’America’s Cup non si esaurisce nell’intervento delle Corti. Accanto ai court-authorized amendments e al contenzioso giudiziario, operano strumenti interni alla governance della Coppa: le Trustee Interpretive Resolutions, il mutual consent espressamente previsto dal Deed e il Protocollo, mediante il quale il Defender e il Challenger of Record disciplinano le condizioni delle singole edizioni.

 

I prossimi approfondimenti dell’America’s Cup Series saranno dedicato a questi ulteriori strumenti e al modo in cui hanno progressivamente definito la governance della Coppa.

 

Waves & Law™ è un progetto editoriale a cura dell’Avv. Gianmarco Capece Minutolo. © Tutti i diritti riservati.

 

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