
Abstract
L’America’s Cup viene spesso descritta come la più antica competizione sportiva internazionale ancora esistente. Definizione corretta, ma insufficiente a coglierne la reale complessità.
La peculiarità dell’America’s Cup non risiede soltanto nella propria storia, nella velocità degli AC75 o nella sofisticazione tecnologica raggiunta dalla vela contemporanea Risiede soprattutto nella propria architettura giuridica e regolatoria: una competizione fondata su un atto ottocentesco, governata da meccanismi di natura privatistica ed evolutasi, nel tempo, in un sistema nel quale diritto, innovazione, progettazione e vantaggio competitivo finiscono per influenzarsi reciprocamente.
L’America’s Cup è, probabilmente, l’unico grande evento sportivo internazionale nel quale i principali contendenti possono concorrere a ridefinire le regole della futura competizione.
1. Le origini giuridiche della Coppa
Il fascino dell’America’s Cup risiede anche nelle sue fondamenta storiche e giuridiche, che presentano caratteristiche, per molti aspetti, uniche nel panorama sportivo internazionale.
La competizione trae origine dal 1851, anno della Great Exhibition di Londra, quando il Royal Yacht Squadron, il più prestigioso yacht club britannico, organizzò la tradizionale regata intorno all’Isola di Wight, mettendo in palio una coppa d’argento del valore di 100 ghinee destinata al vincitore della competizione.
Alla regata parteciparono quattordici imbarcazioni britanniche, alle quali si aggiunse “America”, uno schooner di 101 piedi che rappresentava il New York Yacht Club. L’imbarcazione statunitense concluse la prova con un significativo vantaggio sugli sfidanti inglesi, conquistando il trofeo che, proprio dal nome della barca vincitrice, avrebbe successivamente assunto la denominazione di America’s Cup.
Alcuni anni più tardi, George L. Schuyler, ultimo superstite del gruppo di armatori che aveva cofinanziato la costruzione dello yacht America, dispose la donazione del trofeo al New York Yacht Club mediante il documento noto come Deed of Gift (letteralmente, Atto di Donazione).
Tale atto — nella versione del 24 ottobre 1887, successivamente modificata con provvedimenti della Supreme Court dello Stato di New York nel 1956 e nel 1985 — costituisce ancora oggi la fonte giuridica primaria dell’America’s Cup e continua a definirne i principi fondamentali, l’assetto strutturale e la natura di competizione internazionale tra yacht club appartenenti a Paesi differenti.
2. Il Deed of Gift: L’architettura fiduciaria della Coppa
A differenza di molte competizioni sportive moderne, strutturate attorno a federazioni, circuiti o organismi
organizzativi permanenti, l’America’s Cup conserva una matrice peculiare: una sfida privata, tra yacht clubs, regolata attraverso una struttura di natura sostanzialmente fiduciaria, la cui interpretazione e applicazione ricadono nella giurisdizione della Supreme Court dello Stato di New York.
Il Deed of Gift stabilisce infatti l’architettura essenziale della competizione: una sfida perpetua tra yacht club stranieri concepita “as a perpetual Challenge Cup for friendly competition between foreign countries”.
Si tratta di una struttura giuridica unica nel panorama sportivo internazionale e che ancora oggi continua a plasmare la natura stessa della Coppa.
Il Deed of Gift del 1887 non rappresenta semplicemente un “regolamento” storico della competizione.
Sotto diversi profili, esso presenta caratteristiche assimilabili ad un vero e proprio trust instrument, tradizionalmente qualificato dalla giurisprudenza newyorkese come charitable trust, attraverso il quale il trofeo viene formalmente trasferito e detenuto secondo finalità specifiche.
Lo yacht club detentore della Coppa — il Defender — assume quindi una funzione sostanzialmente assimilabile a quella di un trustee o custodian temporaneo, con il compito di custodire il trofeo e renderlo disponibile a future challenge internazionali conformemente ai principi fissati nel Deed of Gift stesso.
Nella maggior parte degli eventi sportivi internazionali, infatti, la governance appartiene ad una federazione o ad un ente organizzatore centrale. Nel caso dell’America’s Cup, invece, il sistema continua ancora oggi a fondarsi su un atto privatistico ottocentesco che definisce i principi cardine della competizione, tra cui:
• chi possa sfidare il Defender: la challenge deve provenire da uno yacht club organizzato appartenente ad un Paese diverso da quello del Defender che deve organizzare annualmente una regata su mare, su un braccio di mare o su un percorso che combini entrambi;
• i termini della sfida: il primo yacht club sfidante, Challenger of Record, dovrà dare un preavviso scritto di dieci mesi, indicando i giorni proposti per le regate ed indicando il nome del proprietario e un certificato contenente il nome, l’armo e le dimensioni dell’imbarcazione sfidante;
• il vantaggio del Defender: lo yacht club sfidato non sarà tenuto a indicare la propria imbarcazione rappresentativa se non fino al momento concordato per la partenza;
• il diritto sulla Coppa: la Coppa non appartiene all’armatore-proprietario della barca vincitrice, ma viene custodita dallo yacht club vincitore fino alla successiva assegnazione;
• il mutuo diritto tra Defender e Challenger di stabilire i termini della sfida: le parti potranno, di comune accordo, stabilire qualsiasi accordo soddisfacente per entrambi quanto alle date, ai percorsi, al numero delle prove, alle regole e ai regolamenti di navigazione, nonché a tutte le altre condizioni della sfida;
• la prevalenza del Deed of Gift in caso di mancato accordo: in assenza di accordo tra Defender e Challenger, il Deed opera come disciplina suppletiva fissando i parametri essenziali della sfida.
È evidente, quindi, che nel sistema originario del Deed of Gift, il Defender godeva di una posizione strutturalmente privilegiata. Il Challenger era infatti tenuto a comunicare con largo anticipo gli elementi essenziali della propria imbarcazione e della sfida, mentre il Defender poteva ritardare l’indicazione della propria barca rappresentativa fino al momento concordato per la partenza.
Questa asimmetria rappresenta una delle caratteristiche storiche dell’America’s Cup e contribuisce a spiegare molte delle tensioni, delle negoziazioni e dei contenziosi che hanno accompagnato l’evoluzione della competizione nel corso del tempo.
Un ulteriore elemento distintivo dell’architettura giuridica della Coppa è rappresentato dalla competenza giurisdizionale della Supreme Court dello Stato di New York in relazione alle controversie concernenti l’interpretazione e l’applicazione del Deed of Gift.
In quanto atto istitutivo del rapporto fiduciario che disciplina la detenzione e la custodia del trofeo, il Deed continua infatti a ricadere sotto la giurisdizione dei tribunali dello Stato di New York.
Ne consegue che le questioni relative alla validità di una challenge, alla corretta applicazione delle disposizioni del Deed o all’esercizio dei poteri attribuiti al Defender possono essere sottoposte alla cognizione della Supreme Court, chiamata ad interpretare e applicare il testo dell’atto fiduciario originario.
La giurisprudenza formatasi nel corso degli anni ha contribuito in modo significativo a definire i confini giuridici della competizione e ad incidere direttamente sulla sua evoluzione, dando origine ad alcuni dei più rilevanti contenziosi della storia della Coppa, che saranno oggetto di un successivo approfondimento.
Con il progressivo aumento della complessità sportiva, tecnologica, economica e commerciale delle campagne moderne, al sistema originario delineato dal Deed si è progressivamente affiancato un secondo livello regolatorio.
Le edizioni contemporanee dell’America’s Cup si sviluppano così su due piani distinti ma complementari: il Deed of Gift, quale fonte giuridica permanente della competizione, ed il Protocollo, quale regolamento negoziato della singola edizione.
3. Protocollo e governance privata della competizione
Se il Deed of Gift costituisce l’architettura giuridica permanente della competizione, il Protocollo ne rappresenta lo strumento di governo della singola edizione, disciplinandone l’organizzazione, la governance e le principali regole operative.
Le edizioni moderne vengono disciplinate attraverso un articolato Protocollo negoziato tra il Defender e il Challenger of Record, ossia il primo yacht club la cui challenge venga formalmente accettata dal Defender.
Quest’ultimo assume così una posizione istituzionale privilegiata nella definizione dell’assetto regolatorio della successiva edizione della competizione.
Il Protocollo regola oggi gli aspetti essenziali della singola edizione: format sportivo, governance, regole tecniche, diritti media e commerciali, arbitration panel, requisiti di nazionalità, condizioni di partecipazione, struttura dell’Event Authority e profili operativi.
Il risultato è un modello di governance sportiva privata altamente autonomo, fondato su un equilibrio tra autonomia negoziale, regolazione tecnica e organizzazione competitiva, che differenzia profondamente l’America’s Cup dalla quasi totalità delle competizioni sportive internazionali.
I moderni team dell’America’s Cup operano come organizzazioni multidisciplinari composte da velisti, ingegneri, specialisti aerodinamici, consulenti legali, data analysts, designer, media team e strutture commerciali ed operative sottoposte ad una pressione competitiva costante, nella quale la riservatezza progettuale continua a rappresentare un fattore competitivo essenziale, pur all’interno di una piattaforma tecnica progressivamente più stabile rispetto a molte edizioni del passato.
Nelle campagne dell’America’s Cup, la performance nasce dall’interazione tra conduzione velica, progettazione, sistemi di controllo, gestione dei dati, interpretazione della Class Rules e capacità di operare entro vincoli tecnici e procedurali estremamente sofisticati.
In questa prospettiva, le regole non si limitano a disciplinare la competizione: ne influenzano direttamente l’evoluzione tecnica, organizzativa e competitiva, divenendo esse stesse parte integrante della sfida.
4. Dalla centralità del Defender verso modelli di governance più condivisi
Per gran parte della propria storia, l’America’s Cup è rimasta una competizione elitaria, ciclica e fortemente dipendente dagli equilibri tra Defender e Challenger of Record.
Storicamente, infatti, il Defender ha mantenuto una posizione strutturalmente privilegiata nella definizione del format e delle regole della successiva edizione, partecipando — insieme al Challenger of Record — alla costruzione del nuovo Protocollo, della classe e dell’assetto competitivo della futura Coppa.
Lunghi intervalli tra le varie edizioni, contenziosi tra challenger, cambiamenti continui di format e assenza di una reale continuità strutturale hanno spesso generato incertezza per team, sponsor e città ospitanti.
Negli ultimi anni, tuttavia, l’America’s Cup sembra aver intrapreso un progressivo processo di trasformazione volto a rendere la competizione più stabile, continuativa e sostenibile sotto il profilo organizzativo, economico e sportivo. L’evoluzione verso modelli di partnership maggiormente strutturati, la ricerca di una governance più condivisa, l’introduzione di misure di cost containment, le nuove nationality rules e il dibattito sulla possibile riduzione dell’intervallo temporale tra le edizioni riflettono chiaramente questa trasformazione.
Particolarmente significativo appare il dibattito relativo alla possibilità di rendere la competizione più continua e strutturata, favorendo la creazione di un ecosistema internazionale maggiormente stabile sotto il profilo sportivo, industriale e commerciale.
La tensione tra heritage e modernizzazione sembra oggi rappresentare uno dei temi centrali della Cup contemporanea.
INDUSTRY INSIGHT
On board Perspective | Contribution by Pierluigi de Felice | Professional sailor | Former Mascalzone Latino and Luna Rossa team member.
Ho vissuto l’America’s Cup per quasi 15 anni, dalla 31ª alla 36ª edizione, attraversando fasi profondamente diverse della sua evoluzione. E se dovessi individuare ciò che storicamente ha reso unica questa competizione rispetto a qualsiasi altra regata internazionale, partirei proprio dal suo sistema.
Una delle peculiarità che ho sempre percepito vivendo la Coppa dall’interno era la capacità di ogni edizione di presentarsi diversa dalla precedente sotto il profilo tecnico, organizzativo e regolatorio.
La struttura originaria della Coppa ha storicamente attribuito al Defender una posizione centrale nella costruzione dell’edizione successiva. Una posizione che, attraverso il confronto con il Challenger of Record, contribuiva a definire elementi fondamentali della futura competizione: formato, classe, impostazione tecnica.
Questo generava una conseguenza molto concreta. Il Challenger of Record acquisiva infatti una posizione di vantaggio rispetto agli altri sfidanti, non soltanto sul piano istituzionale, ma anche sotto il profilo operativo, progettuale e temporale.
Preparare una campagna America’s Cup ha sempre significato lavorare con orizzonti di anni e disporre di mesi aggiuntivi poteva incidere significativamente sulla competitività reale della campagna.
Per queste ragioni, il rappresentante del futuro Challenger of Record poteva trovarsi già presente all’evento conclusivo della Coppa, pronto a formalizzare la nuova sfida immediatamente dopo l’assegnazione del trofeo.
Così come avvenne in occasione dell’ultima regata della 35ª America’s Cup, nel 2017, quando il presidente del Circolo della Vela Sicilia, presente a bordo, consegnò a Steve Mair del Royal New Zealand Yacht Squadron la lettera di sfida, presentata da Luna Rossa che diventò così il Challenger of Record per la 36ª America’s Cup.
L’America’s Cup moderna ha tuttavia conosciuto una profonda trasformazione. L’introduzione dei foil nelle campagne più recenti ha accelerato un processo già in corso: progressiva riduzione degli equipaggi, crescente automazione, meccatronica ed integrazione tra vela, tecnologia ed ingegneria.
Dove un tempo molte regolazioni erano affidate principalmente alla sensibilità dell’equipaggio ed alla componente umana, oggi la competitività richiede sistemi sempre più sofisticati.
L’evoluzione delle piattaforme più recenti e l’attuale struttura del format ACP, previsto per la 38ª edizione, hanno inoltre progressivamente favorito una maggiore standardizzazione di alcuni elementi della competizione.
Un cambiamento che, da un lato, tende a valorizzare la qualità esecutiva, l’organizzazione e la performance complessiva dei team ma che, dall’altro, porta la Coppa verso un modello competitivo che tende progressivamente ad avvicinarsi ad altri eventi velici internazionali basati su piattaforme one design.
Resta quindi aperta una domanda che accompagnerà inevitabilmente le prossime edizioni: fino a che punto questa evoluzione sarà in grado di preservare quelle caratteristiche che, per oltre un secolo e mezzo, hanno reso l’America’s Cup una competizione unica nel panorama sportivo internazionale?
5. Considerazioni finali
Se le ultime edizioni della Coppa sembrano aver favorito una crescente continuità tecnica e una progressiva stabilizzazione delle piattaforme e del format competitivo, permane tuttavia un elemento centrale dell’architettura originaria dell’America’s Cup.
Il sistema costruito attorno al Deed of Gift continua, infatti, a consentire al futuro Defender di incidere significativamente sulla struttura della successiva edizione della competizione ed a poter ridefinire parte delle regole della sfida stessa.
È probabilmente proprio questa peculiare capacità di evolvere dall’interno — consentendo ai protagonisti di incidere anche sulle regole della futura competizione — ad aver permesso all’America’s Cup di attraversare oltre centosettant’anni di storia, conservando ancora oggi un fascino e un’unicità senza eguali nel panorama sportivo internazionale.
Il presente contributo inaugura la America’s Cup Series di Waves & Law™, dedicato all’analisi dei profili giuridici, regolatori ed evolutivi della più antica competizione sportiva internazionale ancora esistente.
Waves & Law™ è un progetto editoriale a cura dell’Avv. Gianmarco Capece Minutolo. © Tutti i diritti riservati.
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